sabato 12 agosto 2017

Vacanze di Natale di William Somerset Maugham




Il figlio alle soglie del primo lavoro di una buona e colta e ricca famiglia inglese va a Parigi negli anni ‘30 a passare il Natale. Cerca avventure e incontra il Male; in due forme diverse, che forse è sorprendente trovare in Maugham.

Come qualità non si segnala come il suo miglior romanzo. Un po' scialbo e scontato (almeno per il gusto dello scarabookkiante), con poco colore e poco sapore. Sempre con piacere si legge però, per via dello stile, sempre pulito, efficace, elegante. Manca un po’ il ritmo e la acida e perfida ironia che ci si aspetta, ecco. Però c’è quell’elemento sorprendente che è di grande stimolo.

Qui Maugham, dal suo consueto terreno di indagine delle relazioni uomo-donna da cui pur sempre parte e che sempre al centro mette, si avventura a sondare due grandi temi del novecento. Quello del superuomo e quello del potere deviante he sulla mente dell’uomo hanno avuto le correnti culturali dominanti nella prima metà del secolo scorso.

Tre uomini esemplari di tre tendenze diverse. Uno, della tranquilla accettazione di una tradizione borghese. Il secondo, della spinta a piegare la realtà ad un progetto (in questo caso di trasformazione rivoluzionaria disumana). E l'altro della pura affermazione del proprio io, del proprio potere-diritto di agire secondo la propria forza e il proprio incontrollato libero arbitrio di super-uomo contro ogni regola. Al centro, a catalizzare e subire reazioni, una poveretta, chiamata a esemplificare un’altra figura che nel novecento è stata suo malgrado al centro della scena: quella della vittima.

L’esaltazione del Male e insieme la sua banalizzazione che hanno dominato un’epoca vengono fuori molto bene dal gioco che si svolge in questo triangolo. Pensavo che c’è una differenza che salta fuori benissimo qui con la letteratura dell’Ottocento. Per esempio, col Dostojevski di Delitto e castigo, dove pure il tema del Male che verrà viene profeticamente evocato. Lì tutto si svolge sulle tonalità della tragedia e Raskòl'nikov un grande personaggio tragico è; qui tutto assume un aspetto da ballo in maschera o da cabaret brechtiano. E a pensarci, lo stesso Hitler o ancor più Mussolini, ma anche Stalin a rivederle oggi in effetti orrende maschere sono.

Per tornare alla sostanza del tema, potremmo ricondurre il tutto alla vecchia dicotomia tra l’accettazione della normalità (e quindi anche delle tinte grigie della noia, dell’abitudine, della dritta strada tracciata) e la tentazione dell’estremo (e quindi della febbre adrenalica dell’azione, di una qualche nuova avventura).


William Somerset Maugham
Ultima annotazione di lettura. Maugham si conferma un autore che sta sulla soglia temporale in cui si affaccia il narciso novecentesco nelle sue diverse versioni. Qui in quelle della prima metà del secolo, quelle vocate al Male, appunto. La seconda metà del secolo ci porterà la versione del narciso nella civiltà dell’immagine e del consumismo identitario. E chissà il cinismo disincantato e l’umorismo perfido di Maugham di cui ho sentito la mancanza cosa ne avrebbe tirato fuori.

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