lunedì 7 agosto 2017

L'opera al nero di Marguerite Yourcenar




Due cose rendono bella la lettura di questo romanzo. Lo sfondo cupo della miseria morale e materiale imposta dal potere che si assume come emanazione divina e dalla religione degradata a dottrina imposta come legge. E il modo in cui lo Zenone inventato dalla Yourcenar mettendo insieme biografie e storie, col suo pensiero, si alza su tutto questo, salta più di quattro secoli e guarda un mondo emendato da ogni certezza, da ogni presunzione di verità. La conseguenza finale è l’intuizione dell’ “opus nigrum”, la dissoluzione e la calcinazione delle forme e delle cose che segue la “dissoluzione e calcinazione” delle certezze. Zenone le certezze, le verità non le ha e non le vuole. Cerca piuttosto “l’esattezza” e questa distinzione molto è piaciuta allo scarabookkiante

È uomo di osservazione e di analisi, Zenone. Si scava dentro dopo essersi stancato a scavare nel mondo. Osserva sperimenta e impara anche quando si lascia andare al piacere dei sensi. Si esercita su se stesso. Scienziato prima dell’età del trionfo della scienza. E applica l’indagine scientifica con lo spirito caustico degli scettici verso ogni forma di trascendenza. Uno sport pericoloso in pieno Medioevo. Tanto più se essere scettici non significa chiudere le porte al Misterioso. Anzi. Tutti i collegamenti di causa ed effetto, tutte le leggi fisiche e chimiche che mettono in relazione forze ed elementi, intuisce Zenone, probabilmente soggiacciono a una potenza sotterranea e silenziosa, che tutto produce e tutto riconduce a se in un’azione unificante che non ha altro progetto il ciclo infinito della produzione e della dissoluzione. Una posizione profondamente e laicamente religiosa, che dà più fastidio alle Chiese dell’ateismo e dell’agnosticismo. Zenone vuole la conoscenza, vuole comprendere e sapere fino a tentare di guardare dentro il Tremendo, il Misterioso. Anzi, quella curiosità è la ragione che ritiene fondante della sua volontà di vivere. 


E vive in un tempo assediato dalle “Tre Imposture: la Legge Cristiana, la Legge ebraica, la Legge Maomettana” con tutto il carico di superstizioni con cui vogliono ingabbiare la mente. Finisce col vivere una vita in fuga, rincorso dal potere in cui la religione si arma e perseguita gli spiriti libri. Il romanzo è il racconto di questo tentativo di sottrarsi e di restare un uomo libero nel cercare la conoscenza e nel modo di vivere. Libero anche e soprattutto di misurarsi con il dubbio e la confusione che la ricerca e la libertà inevitabilmente implicano, di preservare e rivendicare il diritto di sbagliare.
Non finisce bene. Perché “non esiste accomodamento duraturo tra coloro che cercano, pesano, dissecano e si fanno un vanto di esser capaci di pensare domani diversamente da oggi, e coloro che credono o affermano di credere e obbligano, sotto pena di morte, i loro simili a fare altrettanto”.

Salutare ripasso della migliore cultura laica.

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